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Da turisti a custodi: il turismo rigenerativo per salvaguardare la natura

Vi è mai capitato di percorrere un sentiero famoso o visitare una spiaggia da sogno e trovarvi immersi in una folla soffocante, tra code interminabili e luoghi degradati? Questo fenomeno si chiama overtourism.

WOWnature turismo

Vi è mai capitato di percorrere un sentiero famoso o visitare una spiaggia da sogno e trovarvi immersi in una folla soffocante, tra code interminabili e luoghi degradati?
Questo fenomeno si chiama overtourism (o sovraffollamento turistico) e rappresenta oggi una seria minaccia per gli ecosistemi naturali, la biodiversità e la qualità della vita delle comunità locali. Quando troppe persone si concentrano nello stesso luogo e nello stesso momento, l’ambiente non riesce più a reggere la pressione. Ed è qui che entra in gioco la riforestazione: prendersi cura del territorio è uno dei primi passi per lasciare il posto migliore di come lo abbiamo trovato.

Per rispondere a questa sfida nasce Effetto Foresta, la serie targata WOWnature che misura gli impatti visibili e scientifici dei nostri progetti di riforestazione. Attraverso questa serie mostriamo perché un albero non si limita alla semplice cattura della CO₂, ma genera benefici complessi e sotto molti punti di vista. 

In questa puntata dedicata al tema del turismo, l’obiettivo è mostrare come trasformare il viaggio da un’attività di consumo a una forza attiva di tutela, permettendo a chiunque di passare dal ruolo di semplice turista a quello di vero e proprio custode del territorio.

Che cos’è l’overtourism: i numeri del sovraffollamento

Il fenomeno dell’overtourism si verifica quando il numero di visitatori supera la capacità di carico fisica, sociale ed ecologica di una destinazione. I dati sul sovraffollamento turistico raccontano una realtà complessa che non riguarda più soltanto le città d’arte.

In Italia, il 75% dei turisti si concentra in appena il 4% del territorio nazionale. Un caso emblematico è quello di Venezia, una città che rappresenta appena lo 0,1% della superficie italiana ma che accoglie da sola il 12% dell’intero flusso turistico nazionale. Ma la pressione si sta spostando con forza anche verso le aree naturali e montane: in Alto Adige, ad esempio, le presenze turistiche dal 1990 a oggi sono aumentate del 65%.

Questo afflusso incontrollato genera impatti immediati:

  • il consumo delle risorse idriche: l’uso intensivo di acqua mette a dura prova la tenuta dei bacini locali;
  • la frammentazione degli habitat: il calpestio continuo lungo i sentieri danneggia la flora e disturba la fauna selvatica;
  • l’aumento delle emissioni: la mobilità turistica intensifica l’inquinamento da trasporti.
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Oltre l’overtourism: la crisi climatica e gli eventi estremi

A complicare il quadro generale arriva l’azione combinata della crisi climatica, che manifesta i suoi effetti attraverso eventi meteorologici sempre più frequenti ed estremi. L’esempio più drammatico e recente è stato la tempesta Vaia del 2018, che ha abbattuto milioni di alberi sulle Dolomiti con raffiche di vento fino a 200 km/h, a cui è seguita l’epidemia del bostrico.
Questo piccolo coleottero di appena 3 mm si riproduce nell’abete rosso e, scavando gallerie sotto la corteccia, blocca la circolazione della linfa portando l’albero all’essiccazione. 

Questi disastri hanno portato alla luce una fragilità storica del nostro patrimonio boschivo:

  • le monocolture del dopoguerra: per ripristinare rapidamente i versanti si scelse di piantare quasi esclusivamente l’abete rosso;
  • la scarsa biodiversità: i boschi monospecifici di abete rosso sono risultati estremamente vulnerabili ai venti forti a causa di radici superficiali;
  • la diffusione dei parassiti: l’assenza di varietà vegetale, unita ad estati molto calde, ha permesso al bostrico di aumentare la sua popolazione, attaccando molti alberi.

La perdita improvvisa della copertura forestale ci ha insegnato una lezione fondamentale: la natura non è semplicemente un bel panorama per le nostre foto, ma un’infrastruttura viva. Dalla salute del bosco dipendono moltissimi benefici, come la stabilità dei versanti contro il dissesto idrogeologico, la sicurezza dei percorsi escursionistici e la tenuta dell’intera economia locale.

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Il caso studio Alta Badia: riforestazione e certificazione GSTC

Ma come si passa dalla teoria alla pratica? Il nostro caso studio ci porta in Alta Badia, un laboratorio a cielo aperto sulle Dolomiti dove la gestione strategica del territorio sta dimostrando come natura e turismo possano rigenerarsi insieme.

Dal 2020 ci siamo attivati per rimboschire un’area fortemente colpita sul Passo Campolongo, vicino a Corvara (BZ). Questo progetto è nato dal coinvolgimento diretto di cittadini, turisti ed enti locali, ma anche di infrastrutture del territorio, hotel e tour operator che si sono messi in gioco in prima persona. Insieme abbiamo piantato nuovi alberi per diversificare le specie presenti, creando un bosco misto e una foresta resiliente capace di resistere alle sfide del futuro.

Come ci spiega Roberto Huber, direttore di Alta Badia Brand con cui stiamo collaborando a stretto contatto per la riforestazione e la tutela della valle, non ci si è fermati all’impianto degli alberi. Oltre a questi interventi sul campo, Alta Badia Brand ha deciso di intraprendere un percorso a 360° per andare verso una gestione responsabile del territorio. Per strutturare questa visione e darsi regole concrete, la destinazione sta applicando gli standard del GSTC (Global Sustainable Tourism Council)

Perché parliamo di GSTC?

Il GSTC è l’organismo internazionale che definisce gli standard globali per il turismo sostenibile. Scegliere la strada del GSTC significa che una destinazione come l’Alta Badia non si limita a promuovere il paesaggio, ma si impegna a rispettare criteri scientifici divisi in quattro pilastri fondamentali:

  • la gestione sostenibile: pianificazione a lungo termine per prevenire l’overtourism;
  • gli impatti socio-economici: supporto concreto alla comunità e all’economia locale;
  • i benefici culturali: tutela dell’identità e delle tradizioni della valle;
  • l’impatto ambientale: conservazione della biodiversità, risparmio idrico e tutela del suolo.

Oltre all’impegno delle destinazioni, ogni viaggiatore può fare la sua parte: prima di partire è possibile organizzare vacanze responsabili e calcolare le emissioni legate al proprio viaggio, comprendendo l’impatto dei propri spostamenti per compensarlo in modo trasparente.

Da turisti a custodi: verso un Turismo Rigenerativo. Guarda il nostro video completo

Vuoi scoprire da vicino i dati sul sovraffollamento turistico, vedere le immagini della foresta del Passo Campolongo in rinascita e ascoltare l’intervista integrale a Roberto Huber?

Nel primo episodio della nostra serie Effetto Foresta analizziamo nel dettaglio il fenomeno dell’overtourism e vi mostriamo come la riforestazione e il coinvolgimento attivo dei visitatori possano fare la differenza per il futuro dei nostri ecosistemi. Guarda il video completo.

Trattare la natura come un bene da consumare è un modello superato. Il turismo rigenerativo ci invita a lasciare ogni luogo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato, trasformando ogni viaggio in un gesto di cura e restituzione verso l’ambiente che ci ospita.

Visita il sito di WOWnature, scopri i progetti di riforestazione sul territorio e guarda il video completo sul nostro canale.
Adotta un albero con WOWnature per restituire forza agli ecosistemi e diventare parte attiva della soluzione!