Prendiamo le 100 più grandi città del nostro pianeta: se pensiamo ai loro rubinetti, la maggior parte delle persone immagina grandi impianti tecnologici o bacini artificiali. La verità è che solo il 15% di queste metropoli ricava l’acqua dalla desalinizzazione del mare o da pozzi in aree desertiche. Tutto il resto, ovvero ben l’85% delle principali città del mondo, si disseta grazie all’acqua che proviene direttamente dai boschi e dalle foreste di montagna!
Se i ghiacciai sono i veri serbatoi del nostro Pianeta, le foreste sono letteralmente i nostri rubinetti naturali. Ma cosa succede quando questa spugna naturale sparisce? La risposta è semplice: quando la copertura degli alberi viene meno, l’equilibrio idrico di un intero territorio crolla.
Per rispondere a questa sfida nasce Effetto Foresta, la serie targata WOWnature che misura gli impatti visibili e scientifici dei nostri progetti di riforestazione. Attraverso questa serie mostriamo perché un albero non si limita alla semplice cattura della CO₂, ma genera benefici complessi e sotto molti punti di vista.
In questo episodio dedicato al ciclo dell’acqua, scopriremo cosa succede all’acqua quando perdiamo il bosco, come gli alberi regolano le riserve idriche e in che modo i nostri progetti sul campo stanno mettendo in sicurezza le fonti da cui tutti noi dipendiamo.
Come le foreste regolano quantità e qualità dell’acqua
Il lavoro svolto da un’intera foresta a protezione delle riserve idriche si divide tra quantità e qualità.
Per quanto riguarda la quantità, le chiome degli alberi intercettano le piogge piene di energia, rallentando la caduta delle gocce ed evitando che il terreno venga lavato via. Ma soprattutto, le radici mantengono la terra porosa. Senza la copertura vegetale, le secche estive disidratano il suolo rendendolo impermeabile; quando poi arrivano le piogge violente, l’acqua non penetra e scorre in superficie causando alluvioni. Il bosco spezza questo processo, permettendo all’acqua di infiltrarsi in profondità per ricaricare le falde sotterranee che ci salvano nei mesi di siccità.
Per quanto riguarda la qualità, la foresta è un depuratore naturale ad altissima efficienza. I dati della FAO confermano che investire nella tutela e nel ripristino delle foreste nei bacini idrici riduce di oltre il 10% sedimenti e inquinanti nell’acqua. La scienza ci dimostra infatti che la natura è un investimento reale: ogni singolo euro investito in Soluzioni Basate sulla Natura (Nature-Based Solutions) genera tra i 3,5 e i 5,6 euro di valore economico totale sul territorio. Nonostante questi dati, a livello globale solo il 12% delle foreste viene gestito oggi con l’obiettivo primario di tutelare l’acqua e il suolo.
Cosa succede al territorio quando perdiamo i boschi
Per capire cosa accade quando la copertura forestale si riduce, dobbiamo immaginare il territorio come un grande catino naturale: il bacino idrografico, ovvero l’area che raccoglie la pioggia che cade sulle montagne e la convoglia verso un unico fiume.
In un report della FAO sono stati analizzati 230 grandi bacini nel mondo che hanno perso più del 50% della loro copertura arborea. I risultati mostrano tre vulnerabilità principali:
- l’erosione del suolo: nell’88% dei bacini, senza la presa delle radici, la pioggia lava via lo strato più fertile del terreno. Questo priva l’agricoltura del suo nutrimento principale e riempie di fango i corsi d’acqua;
- il rischio di incendi: nel 68% dei casi, la perdita degli alberi spezza il microclima umido della foresta. Senza l’ombra e l’umidità protettiva delle chiome, la vegetazione si disidrata rapidamente diventando una polveriera;
- la crisi idrica: nel 48% dei bacini, senza gli alberi che spingono l’acqua in profondità, le piogge scivolano via veloci verso il mare, impedendo alle falde di ricaricarsi e lasciando le comunità con l’acqua contata nei periodi secchi.
Dalla scienza al campo: il progetto BioClima
Trasformare questa scienza in interventi reali è ciò che facciamo quotidianamente sul campo. Un esempio concreto è BioClima, un grande progetto realizzato con il sostegno di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia per ripristinare la funzionalità idraulica dei boschi di pianura e delle zone umide.
Siamo scesi in campo in 12 Parchi e Riserve Naturali lungo fiumi fondamentali come il Po, il Ticino, l’Adda, l’Oglio e il Serio. I numeri di BioClima raccontano un impatto misurabile: oltre 300 ettari di territorio riqualificati e più di 66.000 piante autoctone messe a dimora, grazie al coinvolgimento di 100 aziende partner e oltre 1.500 cittadini e cittadine durante 40 eventi pubblici d’impianto.

La voce del campo: l’esperienza con Oliviero Spettoli
Per comprendere il valore profondo di questi interventi, siamo andati a parlarne direttamente con chi vive la tutela del territorio ogni giorno. Nel Parco Regionale Oglio Sud, l’intervento di riqualificazione ambientale ha permesso di recuperare una lanca fluviale. Una lanca non è altro che una porzione del vecchio alveo del fiume che, nei periodi di piena, può accogliere l’acqua in eccesso creando un’importante zona umida.
Con il tempo, l’accumulo di sedimenti e la presenza di agricoltura intensiva avevano compromesso questa zona. Come ci spiega Oliviero Spettoli, funzionario del Parco Regionale Oglio Sud, questo intervento ha significato letteralmente riportare indietro le lancette dell’orologio:
“Lo scopo è stato quello di rinaturalizzare, o meglio di tirare indietro le lancette dell’orologio e riportare la zona umida alle sue caratteristiche. È stata fatta un’escavazione della lanca con asporto del materiale di fondo e la messa a dimora di specie tipiche delle zone umide, come l’ontano, il salice bianco e la farnia nelle parti più fresche. L’aspetto fondamentale è la salvaguardia della biodiversità e delle connessioni tra specie, oltre al controllo delle infestanti che sostituiscono la vegetazione nativa.” — Oliviero Spettoli, Funzionario del Parco Regionale Oglio Sud.
Oliviero Spettoli ci ricorda che queste opere, all’apparenza di piccole dimensioni, hanno un grandissimo valore intrinseco di memoria ed esempio per le generazioni future, stimolando la curiosità affinché in futuro qualcuno possa riprendere l’opera e portarla a dimensioni ancora maggiori.

La Collective Action: proteggere i bacini dei grandi fiumi
L’acqua non rispetta i confini amministrativi o le proprietà private: l’acqua pulita che arriva a valle dipende interamente da come gestiamo il territorio a monte.
Per questo motivo promuoviamo la Collective Action (azione collettiva per l’ambiente), un approccio sistemico che mette attorno allo stesso tavolo enti locali, imprese, agricoltori e persone per affrontare insieme la sfida idrica. È un modello che stiamo applicando lungo i bacini di grandi fiumi italiani come il Po e l’Arno.
Quando aziende e cittadini sostengono i progetti d’impianto a monte, finanziano un’infrastruttura verde condivisa. Chi beneficia dell’acqua contribuisce direttamente alla tutela delle foreste dell’intero bacino idrico, garantendo sicurezza idrogeologica per l’intera comunità.

Guarda il video completo e passa all’azione
Vuoi scoprire le animazioni grafiche sul funzionamento della spugna forestale e ascoltare l’intervista integrale a Oliviero Spettoli del Parco Regionale Oglio Sud?
Nel nuovo episodio della nostra serie Effetto Foresta analizziamo da vicino come gli alberi proteggono le risorse idriche del pianeta e vi mostriamo i cantieri di riforestazione realizzati lungo i fiumi della Lombardia.
Una foresta è la tecnologia di protezione e approvvigionamento idrico più efficiente ed economica che abbiamo a disposizione. Investire nella gestione attiva dei boschi significa garantire la sicurezza e la qualità dell’acqua per il nostro futuro.
Scopri di più sui servizi ecosistemici che le foreste offrono ogni giorno e adotta un albero con WOWnature per sostenere concretamente la creazione di nuovi boschi e proteggere le riserve idriche del nostro territorio!




